• 08 MAG 17
    UDITE UDITE, I denti da latte hanno le radici!

    UDITE UDITE, I denti da latte hanno le radici!

    Per alcuni esperti del campo, questa affermazione di certo non suonerà come la scoperta del secolo, ma per molti genitori che si apprestano a veder cadere il primo dentino da latte del loro bambino, la reazione spesso è ben diversa.

    Molti infatti rimangono increduli nello scoprire che un dentino così piccolo celi un segreto così prezioso, poichè le radici permettono, anche ai denti decidui, di crescere e vivere no al momento della permuta. Le radici dei denti decidui si presentano sottili, con apici molto appuntiti e sono proporzionalmente più lunghe relativamente alle dimensioni della corona, rispetto ai denti permanenti; nei molari inoltre, le radici divergono a partire dalla zona del colletto per alloggiare al loro interno le gemme dei permanenti.

    Ma vediamo anche le altre caratteristiche dei denti da latte, che li differenziano dai denti permanenti:

    • NUMERO
      L’occlusione decidua fisiologica presenta 20 elementi dentali appartenenti a tre classi funzionali di denti: incisivi, canini e molari.
    • GRUPPI MORFOLOGICI
      Nella dentatura primaria manca il gruppo morfologico dei premolari, che compaiono solo in quella secondaria in sostituzione dei molari decidui.

    • COLORE
    Lo spessore ridotto e l’opacità maggiore dello smalto dei denti decidui conferiscono agli elementi dentali un colore tipico lattescente, da cui peraltro deriva il nome di “denti da latte”, più chiaro rispetto ai permanenti, che presentano invece un colore variabile tra il giallo e il grigio. Abitualmente, il colore è il primo segno evidente che differenzia un elemento deciduo da uno permanente; l’unico elemento dentale che può essere simile sia per il colore sia per la forma al corrispettivo permanente è il canino deciduo.

    • DIMENSIONI
    Generalmente si attribuiscono ai denti decidui dimensioni mesio-distali inferiori rispetto ai permanenti: ciò non è vero in tutti i settori dell’arcata. Senza dubbio i denti decidui del settore anteriore sono nettamente più piccoli rispetto ai permanenti di sostituzione. Nel settore posteriore invece, i molari decidui possiedono dimensioni maggiori o al massimo uguali ai premolari di sostituzione: il primo molare deciduo superiore infatti, ha dimensioni pressoché uguali a quelle del primo premolare, mentre il secondo molare deciduo superiore, il primo e il secondo molare deciduo inferiore presentano dimensioni mesio-distali pari rispettivamente al 133, 115 e 138% dei premolari di sostituzione.

    • MORFOLOGIA DELLE CORONE
      Le corone dei denti decidui hanno una forma panciuta e tozza, contraddistinta da una marcata strozzatura a livello del colletto. Il tipo di contatto che si stabilisce tra un dente e quello adiacente non è identi cabile in un punto, come avviene tra i denti permanenti, ma è rappresentato da una superficie, grazie a una minore convessità coronale nei versanti mesiali e distali.
    • SPESSORE DEI TESSUTI DENTALI
      Lo spessore ridotto insieme a una durezza minore e a una permeabilità maggiore dei tessuti duri conferiscono ai decidui una struttura meno resistente rispetto a quella dei permanenti e quindi facilmente esposta a processi cariosi spesso destruenti.
    • CAMERA PULPARE
      L’anatomia pulpare si presenta ampia rispetto alle dimensioni coronali e la super cialità della camera pulpare rende gli elementi decidui facilmente esposti a fenomeni pulpitici, in seguito a processi cariosi.
    • RIASSORBIMENTO FISIOLOGICO DELLE RADICI Questo processo permette l’esfoliazione dell’elemento ed è concomitante e correlato all’eruzione del corrispondente permanente. Non sempre però questi due processi avvengono in maniera coordinata. La causa più frequente di mancato riassorbimento radicolare è l’anchilosi dentale, che colpisce con maggiore frequenza i molari decidui, soprattutto nell’arcata inferiore; il meccanismo patogenetico è da ricercare nella fusione tra cemento e osso alveolare attraverso un processo di ossificazione diretta, causato da un alterato metabolismo locale della membrana parodontale. Una simile condizione spinge il permanente a deviare il proprio percorso eruttivo o a rimanere incluso.
    • ABRASIONE
      L’abrasione dei decidui interessa tutte le super ci che maggiormente entrano in occlusione, ovvero i margini incisali degli incisivi e le cuspidi di canini e molari. Questo fenomeno, dovuto alla struttura stessa della sostanza mineralizzata, è ritenuto fisiologico durante la fase di dentatura decidua ed è direttamente correlato al bruxismo, “parafunzione” presente in quest’epoca e giusti cata dall’immaturità morfologica delle componenti scheletriche articolari. I movimenti rotatori della mandibola promuovono infatti un rimodellamento e uno sviluppo dell’articolazione temporo-mandibolare alla ricerca di una stabilità occlusale che il bambino troverà solo al momento dell’eruzione e del contatto occlusale tra i primi molari permanenti, periodo oltre il quale il bruxismo va considerato una vera e propria parafunzione patologica.